il mostro del Po

Chiamasi mostro del Po una creatura, avvistata per la prima volta nel… Canal bianco, un corso d’acqua che collega Mantova al mare.
Tutto inizia il 10 luglio 1986, quando una donna, che chiameremo Pina, residente nel comune di Pincara, nella provincia di Rovigo, nel profondo Polesine, sente un sibilò provenire dal vigneto dietro casa.
Guarda fuori dalla finestra perché si sente a disagio e ha la sensazione di essere spiata da qualcuno o qualcosa che si trova fuori casa tra le fresche frasche. Non vede niente ma spaventata, chiude la finestra.
Cerca di rassicurarsi dicendo che il sibilo, per quanto sinistro, potrebbe essere stato prodotto da qualunque animale che popola le campagne, ad esempio: civette, serpenti, nutrie, aironi, topi d’acqua, strolaghe. In fondo, in polesine, ogni bestia sibila ed è fastidiosa.
Tre giorni più tardi, il 13 di luglio, il figlio di Pina e due amici si trovano in prossimità del Canal Bianco, a fare bisboccia, quando vedono una forte luce bianca irradiarsi da un oggetto simile a un globo che però non riescono a distinguere bene a causa della forte luminosità. Quando la luce si dissolve iniziano a sentire dei rumori, c’è qualcosa che si muove tra la vegetazione dell’argine del canale e sta risalendo puntando verso di loro.
Comprensibilmente impauriti fuggono via.
Un uomo, pochi giorni dopo è pesca sullo stesso canale in un comune vicini a qualche chilometro di distanza dall’apparizione del globo luminoso. Ad un tratto vede l’acqua bollire e si sente pervadere da una scossa elettrica. Alza lo sguardo e lì a pochi metri c’è un mostro.
Ne descrive l’aspetto così: una creatura umanoide con la pelle simile a quella di un rettile. Indossava una tuta azzurra a maniche lunghe.
Quindi aveva l’aspetto di un meccanico o di un operaio dell’Enel!
L’uomo per i giorni successivi si sente strano, e riscontra effetti indesiderati, emergerà poi, come se fosse stato esposto a delle radiazioni.
A questo punto arrivano gli agenti Mulder e Scully del FBI in versione polentona. Arriva l’Usac.
Usac (Centro Accademico Studi Ufologici) acronimato al contrario come la NATO per aumentare la percettibile l’autorevolezza. Potete trovare il sito qui http://www.usac.it/ e altre poche informazioni su Wikipedia.
Usac, tramite i suoi “agenti” comincia ad indagare sugli avvistamenti del mostro e vengono trovate diverse tracce.
Nel punto descritto dai ragazzi che per prima hanno assistito agli strani fenomeni la vegetazione appare schiacciata e alcuni rami sono spezzati, come se qualcosa si fosse fatto spazio per passare. Nelle prossimità della casa di Pina, la donna che aveva sentito il sibilo del guardone dalla finestra, vengono rinvenute delle impronte. Un piede/mano/zampa con lunghi artigli e di grandi dimensioni.
Per quanto riguarda l’avvistamento del pescatore gli agenti dell’Usac scoprono che nella zona ci sono tracce di radioattività e vengono trovati diversi animali morti e mangiati.
A questo punto però quello che fino ad ora era un semplice mostro del Canal Bianco, si trasferisce nel Po, perché è un fiume più grande e molto più in e comincia a farsi vedere in diverse località rivierasche della provincia Rodigina e Ferrarese.
I pescatori riportano gli avvistamenti della creatura mostruosa, simile ad un rettile con occhi gialli e rossi, il corpo coperto di squame, le mani palmate e con lunghi artigli.
I frequentatori del Po’ e del Canal Bianco dicono anche di aver sentito forti tronfi nell’acqua.
Forse il mostro faceva i tuffi a bomba.
Poi accade una cosa strana, che da una sfumatura più oscura a questa storia. Nel 1988 una ragazzina di 14 anni muore annegata nel Po e vicino ai suoi vestiti, rimasti a riva, vengono trovate grandi impronte, dai 38 ai 60 cm, e segni di unghiate nel terreno. Non si sa cosa sia successo né perché i vestiti della ragazzina fossero sulla riva. È difficile pensare che a qualcuno venga voglia di fare un bagno nelle acque del Po essendo famigerata la sua corrente… e l’inquinamento che forse è anche peggio. Vai dentro uomo ma non sai come esci.
Gli avvistamenti continuano nei paesi che costeggiano il canal bianco, il fiume Po e il collettore Padano, come se la creatura o le creature si spostassero seguendo i corsi d’acqua che sono tutti collegati tra loro e soprattutto sono molto numerosi essendo le principali opere realizzate per la bonifica del territorio, un tempo paludoso. Inoltre, i tre corsi citati sono i più importanti per dimensioni e arrivano tutti quanti fino al delta Po per poi sfociare in mare.
Nel 1988 questa storia giunge al termine. È inverno e un membro dell’Usac sta percorrendo l’argine del Po verso Cologna in provincia di Ferrara. Decide di fermarsi per effettuare un sopralluogo sulla riva in cerca di legna per il caminetto e lì trova una strana sostanza carnosa. Ne prende dei campioni e li porta a casa, circa 3 kg, e chiama il dottor di Gennaro, suo socio, per mostrargli quello che ha trovato.
Dalle prime analisi i reperti sembrano una massa carnosa e gelatinosa di colore bianco latte e pare avere un rivestimento, una sorta di pelle che invece è marrone/verde coperta di scaglie. Visionata la sostanza al microscopio si accorgono che non c’è traccia di fermentazione escludendo così che possa trattarsi della carcassa di un pesce. Il dottor di Gennaro porta il reperto all’istituto di zoologia all’università di Ferrara che però non riesce ad analizzarla affermando che deve trattarsi di una sostanza sintetica.
Ripresi i campioni il dottor di Gennaro torna dal suo socio che ha rinvenuto la sostanza e quello la posiziona sul camino acceso. Si accorgono così che il calore provoca la disidratazione della sostanza che assume un colore verdastro.
Incuriosito dal fenomeno il dottor di Gennaro e socio provano a sottoporre a fiamma azzurra un piccolo campione della sostanza e avvertono l’odore di cheratina bruciata. Ma la cheratina è una sostanza organica e quindi in contrasto con quanto affermato dall’università di Ferrara.
Una parte dei campioni consegnati all’università non vennero restituiti e all’insaputa di tutti negli oscuri laboratori le ricerche continuarono. Una volta scoperto l’inganno il dottor di Gennaro cercò di reperire le informazioni ottenute dal laboratorio ma senza risultato.
Un giorno si presenta alla sede dell’Usac un giornalista che dice di lavora per Mediaset ed è interessato alla storia e soprattutto al reperto di carne trovato sul fiume. Dice al dottor di Gennaro di poterlo fare analizzare in modo approfondito da alcune sue conoscenze. Il dottore si fida, gli consegna il materiale e il giornalista scompare, insieme al reperto.
Solo anni più tardi il dottor di Gennaro riesce a mettersi in contatto con il giornalista che gli risponde di aver mandato indietro il reperto tramite posta però cosa vuoi, sai com’è con le poste italiane. Però, aggiunge, di aver fatto le analisi promesse e quella sostanza è sicuramente appartenente ad un pesce. Un pesce che evidentemente non va a male, visto che la carne non ha mai cominciato a decomporsi finché è rimasta nelle mani del dottor di Gennaro.
Dal momento del ritrovamento della sostanza gli avvistamenti del mostro in Italia cessano. Che fosse davvero la sua carcassa quella ritrovata?
La creatura, studiata dal dottor di Gennaro, venne rinominata Homo Saurus.
Su questo argomento il professore ha scritto anche un libro che purtroppo è irriperibile.
A questo punto però la domanda che sorge spontanea è: che cos’è realmente il mostro del Po?
Ovviamente potrebbe essere un alieno, le descrizioni fornite ricordano molto quelle dei rettiliani. Inoltre ci sono stati diversi avvistamenti di globi luminosi in quel periodo.
Potrebbe anche trattarsi semplicemente di un fenomeno di isteria di massa, in quegli anni infatti andava in onda per la prima volta i Visitors, e guarda caso gli alieni della serie richiamano molto l’aspetto del mostro avvistato.

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