Al castello del regno di Ah c’era grande fermento.
Servitori correvano avanti e indietro con rotoli di stoffa sotto braccio, dame di compagnia impegnate a discutere di colori, ricami, e a scambiarsi qualche pettegolezzo sugli esponenti della nobiltà.
I cuochi erano impegnati a macellare le povere anatre che popolavano il laghetto del castello reale.
Tutto doveva essere pronto e perfetto per l’arrivo del principe Olfizio.
Da pochi giorni la principessa Clarabella aveva compiuto sedici anni e, secondo suo padre, il re, quella era l’età giusta per pensare al matrimonio.
Re Brufadel aveva già deciso ogni cosa.
Seduto sul trono, osservava soddisfatto una grande mappa distesa sulle sue ginocchia. Con la punta delle dita ne seguiva i confini.
Aveva promesso sua figlia al principe del regno di Rocciadura: un’unione strategica, vantaggiosa, impeccabile. In questo modo avrebbe unito il regno di Ah a quello di Rocciadura e il suo potere sarebbe diventato ancora più grande. A giorni il principe sarebbe giunto a corte per conoscere la futura sposa prima delle nozze.
La principessa Clarabella fissava il padre in silenzio cercando di afferrare il coraggio che le serviva per parlare. «Padre», disse dopo qualche attimo di tentennamento, «io ci ho pensato. E non voglio sposarmi.»
Brufadel alzò lo sguardo con calma, e studiò sua figlia per qualche istante, con aria paziente. «Ancora con questa storia, Clarabella. Te l’ho già spiegato più volte: hai l’età giusta per prendere marito. Che cosa vuoi aspettare? Vuoi diventare vecchia, floscia, moscia? Quando sarai inappetibile chi mai potrà sposarti?»
Clarabella sentì il viso scaldarsi.
«Ho solo sedici anni», ribatté. «E non ho mai incontrato il principe. Come posso sapere se potrei innamorarmi di lui?»
«Il principe è in arrivo» replicò il re, tornando a far scivolare le dita sulla mappa. «Così potrete conoscervi. Dicono tutti che sia un bel giovane, alto, spalle larghe, ricco. Non hai nulla da temere».
Clarabella fece un passo avanti. «E se non mi piacesse? Potrei rifiutare il matrimonio?»
Per un attimo Brufadel sorrise. Che domanda inutile, pensò. «Assolutamente no», disse scuotendo la testa. «Ormai è deciso. Non vorrai farmi fare una brutta figura con il re di Rocciadura, vero? Ho dato la mia parola e lui era entusiasta all’idea che diventassi la moglie di suo figlio»
Il silenzio calò nella sala.
Clarabella sentì la rabbia montare dentro di sé. «Non intendo sposarmi,» disse a bassa voce.
«Cosa, cara?» chiese Brufadel, continuando a rigirarsi la mappa tra le mani. Era indeciso se costruire un nuovo castello in una posizione più centrale rispetto al futuro regno allargato.
Clarabella strinse i pugni. «Beh, io non voglio sposarmi.»
Il re sospirò, stanco di quella conversazione. «Ora basta contraddirmi», disse con tono autoritario, «Ti sposerai perché ho deciso così. Va’ a prepararti. Mancano pochi giorni all’arrivo del principe e devi essere al massimo della tua bellezza. Fatti i capelli, un bagno caldo, riposati. Fai quello che vuoi, ma fatti trovare bella».
Clarabella lo fissò con uno sguardo di sfida. «Giuro che non mi sposerò», disse e poi se ne andò lasciando il padre alla sua mappa.
